Meno male che non siamo nati lui, Angelo Zabaglio aka Andrea Coffami

A tutti sarà sicuramente capitato di leggere delle recensioni positive su un libro e, quindi, di farsi convincere da queste alla lettura.
Per me è stato così anche nel caso di Meno male che non siamo nati lui, raccolta di componimenti in versi. In realtà ne conoscevo già l’autore per il suo L’interpretazione dei sogni di Freud Astaire, per cui ero certa che avrei letto anche il suo ultimo libro, ma è proprio leggendo una recensione da parte di un critico letterario che ne ho deciso di intraprendere subito la lettura. La cosa particolare era che la recensione era negativa.

Nella recensione il critico, con un lessico accademico, respingeva i versi di Angelo Zabaglio poiché fuori dalla tradizione poetica del Novecento europeo sia per le tematiche trattate, sia per il linguaggio e lo stile narrativo.
C’è da dire che se si conosce Zabaglio e si legge una recensione alle sue poesie scritta con un linguaggio ampolloso è impossibile non mettersi a ridere.

Ma tralasciando le motivazioni e i gusti del critico devo dire che la lettura di Meno male che non siamo nati lui fa provare emozioni contrastanti che vanno dal: ma cosa vuol dire?, all’imbarazzo nel leggere descritte certe situazioni con un linguaggio che non intende essere edulcorato, al ridere più volte, anche alcune ore dopo, quando all’improvviso, ripensandoci ne capivo l’ulteriore senso che Zabaglio aveva inserito abilmente. Perché i suoi componimenti sono anche un divertente e sapiente gioco di parole.

Tuscé
Stasera ho aperto il cassonetto dell’umido per buttare
la scorza di melone ed era pieno di pneumatici per auto.
Li ho toccati.
Erano umidi.

I versi di tante sue poesie trovo che siano molto simili al linguaggio delle canzoni rap e in effetti facevo rap mi fa sapere Angelo Zabaglio. E allora penso al rapper torinese e amico Dave Katerpillar al quale ho fatto leggere Meno male che non siamo nati lui e il suo pensiero è che le poesie di Zabaglio siano una figata, in particolare:

Copertina del libro Meno male che non siamo nati lui dell’artista Fabio Tiracchia

Mentre la mucca ara

Una striscia di coca sul cazzo,
tra l’imbarazzo di chi deve fare la riga e chi si sega.
Una striscia di coca sul cazzo da pippare domattina,
con caffè con l’aspirina e del basilico surgelato.
Una striscia di garza su Gaza.
Dormire di lato fa bene alla schiena.
Dormire di pancia fa male alla vita.
Dormire di schiena ti fa abituare prima alla posizione della bara.

Una striscia di coca sul cazzo
che ritto diretto alla metà della vita all’incirca
tra la mutandina sfilata ed il pelo di fica t’invita ad entrare,
disfatta e poi fatta saliva in salita e sativa.

E topi da stiva in crociera estiva festeggia alla candela smorzata
da pera mozzicata a riva,
mentre la mucca ara
finisce l’era dei pomodori a un euro al chilo,
improvviso di tasti un testo per adulti bambini
coi crisantemi nelle mani,
mentre le pance degli elettori ricolme di vini votan Salvini
come bambini che gridan: “Che bello!”
guardando il mago e il coniglio al cappello.

E Dave aggiunge che alcune citazioni, oltre ad essere belle, sono geniali, tipo la poesia dal titolo Poesia con rima scontata che sembra un po’ una “Punchline” del rap.

Poesia con rima scontata
Se pago euro ottanta
la maglia firmata che costa euro cento,
il saldo è il plurale del vento.

Curiosità direttamente dall’autore

Angelo Zabaglio ed io al Salone del Libro di Torino

Da due anni conosco sia Angelo Zabaglio sia Andrea Coffami. Anche se ci siamo visti solo una volta con Angelo al Salone del libro di Torino, ormai so che anche dietro al titolo dei libri si cela uno dei suoi racconti. Secondo me solo a una persona che vive a Roma capitano certe cose e che poi te le sa raccontare in un modo che non so spiegare, ma da cui mi sono sempre sentita, in un certo senso, affascinata e attratta perché mi diverte moltissimo.

Come mai la scelta del titolo Meno male che non siamo nati lui, gli chiedo.

Vuoi la risposta vera? Mi risponde.

Quella finta quale sarebbe? Ti riferisci a LVI? Aggiungo io.

Questa è la storia vera:
Perché c’è un signore che fa il benzinaio sulla Palmiro Togliatti di Roma dove abito, e lui è scorbutico e malfidato (ti fa storie anche quando gli paghi la benzina) e nessuno va da lui.
E allora sta sempre seduto sulla sedia lercia di plastica col suo immenso pancione. E un giorno passando con lo scooter con una mia amica abbiamo detto insieme: “Meno male che non siamo nati lui”.
Ti giuro che è nato così.

La motivazione finta? Gli chiedo. E in attesa di un suo piacevole racconto un po’ strampalato mi risponde:

Boh! Non c’è. Mi sembra già ottima quella vera 🙂
È già surreale.
Eppure reale.

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