Cuore, Edmondo De Amicis. Trama e recensione

Il libro Cuore, per chi è nato negli anni Ottanta e oltre, non rientra tra i classici della letteratura per ragazzi perché durante il percorso scolastico il docente non lo suggerisce come invece è accaduto per le generazioni addietro e in particolare nelle regioni del nord, essendo il libro ambientato a Torino. E infatti è proprio da loro che sento parlare di Cuore, lo citano in diverse occasioni, quando un qualcosa della quotidianità ricorda loro un capitolo o un personaggio del libro.

Ed è attraverso un’ennesima citazione al libro Cuore che mi sono sentita in qualche modo “esclusa” e per questo ho ripensato all’edizione che avevo comprato per via di un’amica piemontese che lo vide tra le bancarelle di via Po a Torino. Si capiva dal suo sguardo e dal suo entusiasmo che per lei era stata una lettura piacevole. Mi disse inoltre, che c’era un capitolo dedicato al tamburino sardo.

Il libro Cuore è strutturato come il diario personale di Enrico, un bambino che frequenta la terza elementare e che racconta le vicende dei compagni di classe, dei maestri e dei genitori, descrivendone le azioni, le emozioni e gli insegnamenti che ne derivano durante l’intero anno scolastico.

Albert Anker, La scuola del villaggio

Enrico ci rende partecipi delle sue impressioni sul nuovo insegnante e della nostalgia per quello dell’anno passato “… ma non ho più il mio maestro, con quel sorriso buono e allegro, e non mi par più bella come prima la scuola…”.
Il rapporto con i compagni e la quotidianità scolastica con le sue disuguaglianze sociali in un periodo storico in cui erano molto accentuate, i discorsi dell’insegnante, i rimproveri dei genitori, ma anche le loro parole di speranza e consapevolezza sull’importanza dell’istruzione:

“… Pensa agli innumerevoli ragazzi che presso a poco a quell’ora vanno a scuola in tutti i paesi, vedili con l’immaginazione, che vanno, per i vicoli dei villaggi quieti, per le strade delle città rumorose, lungo le rive dei mari e dei laghi, dove sotto un sole ardente, dove tra le nebbie, in barca nei paesi intersecati da canali, a cavallo per le grandi pianure, in slitta sopra le nevi, per valli e per colline, su per sentieri solitari delle montagne, soli, a coppie, a gruppi, a lunghe file, tutti coi libri sotto il braccio, vestiti in mille modi e parlanti in mille lingue.
Milioni e milioni, tutti a imparare in cento forme diverse le medesime cose, immagina questo vastissimo formicolio di ragazzi di cento popoli, questo movimento immenso di cui fai parte, e pensa:
– Se questo movimento cessasse, l’umanità ricadrebbe nella barbarie, questo movimento è il progresso, la speranza, la gloria del mondo.
– Coraggio dunque, piccolo soldato dell’immenso esercito. I tuoi libri son le tue armi, la tua classe è la tua squadra, il campo di battaglia è la terra intera, e la vittoria è la civiltà umana.
Non essere un soldato codardo, Enrico mio.
Tuo padre

Ogni capitolo è dedicato a una persona appartenente a una regione diversa perché, in un periodo in cui l’Italia era da poco unita, Edmondo De Amicis ha voluto trasmettere i valori della solidarietà, della fratellanza e dell’accoglienza.

Dipinto di Albert Samuel Anker

Cuore è considerato un romanzo pedagogico che De Amicis scrisse nel 1886 per celebrare la recente Unità d’Italia e per trasmettere alla nuove generazioni quelli che in quel periodo si consideravano i valori più nobili come l’amor di patria e la disponibilità a sacrificarsi per essa, il rispetto nei confronti dei genitori, delle persone in difficoltà e di quelle che ricoprono cariche autorevoli.
E il tentativo di inculcare questi valori era anche un modo per contribuire a creare un popolo italiano visto che, sino a una ventina d’anni prima, l’Italia era divisa in piccoli regni, ducati e repubbliche. Quindi stimolare la formazione di un’identità nazionale e De Amicis lo ha fatto attraverso dei personaggi indimenticabili quali il maestro Perboni, la maestrina dalla Penna Rossa, Garrone, Franti e tanti altri.

Trovo però che De Amicis, nell’insistere su certi temi, cada un po’ troppo nella retorica. E’ indubbiamente un libro figlio del suo tempo, ma è troppo ampolloso nel rimarcare l’amor di patria o certi valori che negli anni si sono trasformati; per questo motivo non riesce a conquistare i ragazzi come altri romanzi.

Ma nonostante la retorica ottocentesca il libro Cuore è ancora oggi in grado di emozionare e di farci sentire parte delle storie e dei sentimenti che vivono i protagonisti.
Avendo appreso nel mio percorso di studi le varie metodologie didattiche volte alla cooperazione tra gli studenti in favore di un apprendimento che sia in grado di ridurre il conflitto etnico, non potevo non sentire in maniera particolare le parole che il maestro Perboni rivolge ai suoi studenti nel presentare il nuovo compagno di classe arrivato dalla Calabria, che nei giorni nostri arriva invece da una qualsiasi parte del mondo.
E sarebbe bello se le parole del maestro si potessero leggere sempre in questo modo:

… Allora il maestro gli prese una mano, e disse alla classe:
– Voi dovete essere contenti. Oggi entra nella scuola un bambino nato a (un luogo qualunque del mondo), a più di cinquecento miglia di qua. Vogliate bene al vostro fratello venuto di lontano…
Vogliategli bene, in maniera che non s’accorga di esser lontano dalla città dove è nato; fategli vedere che, in qualunque scuola italiana metta il piede, ci trova dei fratelli.”

La dimostrazione del fatto che il libro ebbe notevole importanza per diverse generazioni di studenti fu la trasposizione televisiva del 1984 ad opera di Luigi Comencini. Il regista ne trasse liberamente uno sceneggiato molto bello e delicato che ebbe un grande successo.
Ma era già la fine di un’epoca e il libro ebbe molta meno presa sui successivi “Millennial” e “Duemila”.

In ogni caso il libro Cuore può sempre essere una piacevole scoperta per chiunque non lo abbia ancora letto.

Cuore nell’edizione della Fabbri (1965)

E tra le molte edizioni è possibile trovare sulle bancarelle dell’usato la raccolta di fascicoli illustrati che uscivano una volta alla settimana, da inserire all’interno di una copertina turchese ben curata e in similpelle, illustrata da Giuseppe Bartoli.

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