Nello stesso fiume, Marco Fichera, trama e recensione

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Un viaggio spericolato tra storia, mitologia e droga tra le sponde del Mediterraneo in cui nulla è quello che sembra e il colpo di scena è sempre dietro l’angolo. Nello stesso fiume è l’entusiasmante romanzo d’esordio di Marco Fichera che ci regala una storia dal ritmo serrato e dai tanti spunti interessanti.

C’era una volta un manoscritto misterioso

Nello stesso fiume inizia con un prologo ambientato nel 1912 e col ritrovamento nella biblioteca dei gesuiti a Villa Mondragone, nei pressi di Frascati, di un antico manoscritto apparentemente indecifrabile. La scoperta, da parte di uno studioso dell’epoca Wilfrid Voynich, ha portato alla luce uno dei libri più misteriosi dell’umanità, talmente misterioso che non si è riusciti neanche a dargli un nome e lo si chiamerà semplicemente Manoscritto Voynich.

Con un salto ai giorni nostri ci si ritrova invece nei panni del protagonista che approfitta di un periodo di ferie per fare baldoria col suo amico di sempre salvo ritrovarsi, praticamente a sua insaputa, a Heraklion su Creta con in tasca quasi solo un bigliettino con su scritto un indirizzo e un nome “Heliodoros”.

Dopo essersi preso il tempo di godersi un po’ la storia e i luoghi dell’isola mediterranea in compagnia del surfista Nicodemo, il protagonista entra in contatto con Heliodoros, un vecchio matto dipendente da tutte le droghe e che blatera cose apparentemente slegate dalla realtà.
Nonostante ciò, Heliodoros finisce per trascinare il protagonista, con una serie di stratagemmi, prima nei Paesi Bassi e poi ancora a Malta inseguendo una strana ossessione e incontrando personaggi loschi e pericolosi. Chi è realmente Heliodoros?

Nello stesso fiume

Nello stesso fiume, in viaggio tra storia, mitologia e pulp

Veramente notevole il romanzo d’esordio di Marco Fichera, finanziato grazie alla piattaforma di crowdfounding BookABook. Un piacevole viaggio nel mediterraneo in cui le bellezze paesaggistiche e le riflessioni sui lasciti degli antichi popoli non può che stuzzicare l’interesse del lettore, soprattutto perché la storia è condita da colpi di scena che impediscono di inquadrare tutta la vicenda finché non si arriva all’ultima pagina.

Anche se nelle prime pagine ci si chiede dove lo scrittore voglia andare a parare, la scrittura schietta e scorrevole dell’autore è talmente convincente da non prendere in considerazione di abbandonare l’impresa. Si passa quindi dall’iniziale trip turistico spensierato in compagna di Nicodemo, in cui comunque riscopriamo alcune delle mitologie più iconiche legate all’isola di Creta. all’incontro con l’ambiguo Heliodoros che mette in moto gli eventi e trasforma una strana vacanza in un viaggio avventuroso.

Il protagonista è spinto quasi più dalla curiosità di sapere cosa ci sia dietro l’ossessione di Heliodoros e la stessa curiosità finisce per diventare quella del lettore. Perché un vecchio pazzo, tossicodipendente e privo di una mano si affanna a recuperare un libro nei Paesi Bassi? Come si lega il prologo a tutta la vicenda? Che ruolo hanno gli altri personaggi incontrati?

Di fatto scopriremo il tutto solo alla fine, perché Marco Fichera si diverte a spargere indizi per tutto il racconto, ma per chi legge è impossibile ricomporre e comprendere il puzzle finché non prende improvvisamente forma, ma solo perché l’autore ce lo presenta completato. E solo negli ultimi paragrafi si comprende anche il senso del titolo, citazione del celebre aforisma di Eraclito, e che riporto senza temere di svelare nulla ai potenziali lettori:

Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell’impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va.

Ma Nello stesso fiume non è un giallo, non c’è un assassino da scoprire, c’è solo da viaggiare nei panni di un protagonista e quindi in fondo va bene così.

Copertina illustrata da Jan Sedmak

E parlando proprio del protagonista mi sarei aspettato qualcosa di più. Sembra sempre in balia delle situazioni, incapace di prendere iniziative, finendo in situazioni in cui non vorrebbe stare, ma da cui non prova neanche ad uscire. Non è un eroe, è molto lontano dall’esserlo. Non che sia assolutamente necessario, ma nell’iperbolico e un po’ sbrigativo finale riceve un “dono” che lo stesso donatore non riesce a giustificare e in altre parole gli viene detto “eri il primo che passava”.

È una soluzione un po’ ironica e un po’ paradossale, ma personalmente mi ha lasciato un piccolo vuoto che avrei preferito veder riempito.

Nello stesso fiume è sicuramente meritevole di essere letto. È un piacevole romanzo che ha la giusta durata e che vi obbligherà ad aprire più volte Wikipedia per ripassare i miti più antichi del Mediterraneo, rendendolo un sostanzioso alimento per la nostra mente. Non è perfetto, ma sono sicuro che l’autore Marco Fichera, dopo questo romanzo d’esordio, saprà regalarci delle letture ancora più interessanti, coinvolgenti e soddisfacenti.

Piccola precisazione da parte dell’autore sul finale di Nello stesso fiume

Il finale magari non incontrerà i gusti di molti, ma era quel che avevo intenzione di fare dall’inizio, chiudere con un paradosso, con finale ai confini con il reale che omaggia il cinema degli anni Ottanta!

Ciò non toglie che hai scritto una stupenda recensione, di cui ti sono grato!
Grazie mille.

Marco Fichera

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