Readmill chiude, è troppo presto per le app di lettura indipendenti?

Il mese scorso è stato ufficializzato il passaggio di Readmill, una startup tedesca che attiva dal 2011, sotto Dropbox. Per chi non la conoscesse basti sapere che Readmill era un servizio che permetteva la fruizione nella cloud dei propri eBook. In sostanza si caricavano sulla piattaforma i propri libri elettronici per poi poterli utilizzare sul proprio smartphone o tablet. Avevano stretto anche degli accordi con alcune piattaforme in modo da rendere il caricamento sostanzialmente contemporaneo all’acquisto. Riportiamo qui un’intervista al fondatore della startup Henrik Berggren, presa da un blog tedesco.

Readmill

Secondo Henrik la decisione di porre fine all’esperienza della sua startup è stata una decisione estremamente pragmatica. Purtroppo, rispetto a tre anni fa, quando Readmill era stata fondata, non è cambiato molto nel settore dell’editoria digitale e quindi la vendita a Dropbox, il famoso servizio di archiviazione cloud, era la soluzione migliore e adesso sul vecchio sito non rimane che l’epitaffio.

La decisione di porre fine all’esperienza era già stata sostanzialmente presa nell’Ottobre 2013, quindi ben cinque mesi prima dell’annuncio ufficiale. Questo perché le previsioni lasciavano intendere che si sarebbe voluto ancora troppo tempo per riuscire a trarre un reale profitto dal mercato degli eBook. Anche se la piattaforma era utilizzata ormai da “diverse centinaia di migliaia” di utenti, ma con un crescita al di sotto delle attese, non si era ancora raggiunto un livello tale da rendere economicamente sostenibile l’attività, che quindi necessitava di ulteriori finanziamenti.

Cambiamenti che non avvengono

Gli ostacoli maggiori sono state la protezione digitale degli eBook imposta dai grandi editori, la provvigione del 30% chiesta da Apple per gli acquisti in-app su iPhone e iPad e in generale un mercato della lettura digitale che ancora prende il volo. Essendo che questi elementi non lasciano presagire un cambiamento drastico nel breve periodo si è deciso, fondatori e investitori, di cercare una strada alternativa per il futuro.

“Quando abbiamo fondato Readmill abbiamo puntato sul fatto che nel segmento degli eBook ci sarebbero stati alcuni miglioramenti nel giro di due o tre anni, in particolare per quanto riguarda i DRM (Digital Rights Management – Gestione dei diritti digitali, ovvero i sistemi anti copia) o almeno le condizioni economiche degli acquisti in-app. Purtroppo però le nostre speranze non si sono realizzate” commenta Henrik Berggren, svedese che migrò a Berlino quando trovò un lavoro presso SoundCloud. “Non è possibile vendere libri digitali e cedere il 30% del guadagno ad Apple per avere un modello economico che funziona.”.

Relazioni di lunga data con Dropbox

Berggren ci tiene a sottolineare che Readmill non è stata venduta perché si trovava in una situazione critica, ma è stata la conclusione di un lungo dialogo che era arrivato ad una conclusione. Con Dropbox c’era da tempo la consapevolezza di una condivisione di principi che al momento giusto si è concretizzata in un’offerta e la conseguente cessione. Sette degli undici membri del team di Readmill sono passati a Dropbox e si stanno preparando al trasferimento negli USA. Breggren è invece ansioso di cominciare un nuovo capitolo della sua vita dopo quest’esperienza. L’ottimismo non è svanito e ciò dimostra che il lavoro fatto non è stato vano.

Allo svedese rimane la convinzione che il modello della lettura condivisa e in mobilità possa funzionare. Ma allo stesso tempo si è fatto l’idea che si tratta di una sfida che si potrà risolvere solo avendo a disposizione almeno cinque anni di lavoro. “Forse siamo arrivati un po’ troppo presto sul mercato” e per adesso intende lasciarsi alle spalle l’esperienza sugli eBook, ma non esclude la possibilità che in futuro torni a occuparsi di lettura digitale.

Berlino la città ideale per Readmill

Henrik lascia Berlino con sentimenti contrastanti. Come base per Readmill si è dimostrata l’ideale. La maggior parte dei membri della startup si sono addirittura trasferiti nella capitale tedesca. Molte altre metropoli hanno molta meno capacità di attrarre persone e in genere costi più alti e quindi per una piccola azienda sarebbe stato molto più difficile convincere le persone a trasferirsi.

Per ora anche Berggren si trova ancora in città per salutare tutti e raccogliere le proprie cose. E forse anche per godersi ancora una volta la vita notturna unica della capitale. Ma forse non tutto il male viene per nuocere visto che si trova ormai a superare la soglia dei 30 anni e nella sua nuova città d’adozione, San Francisco, i Club chiudono all’ora in cui le piste da ballo a Berlino sono ancora deserte.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.