Pescabolario, Andrea Bersani. Trama e recensione

Alla piscina dello Stadio Monumentale di Torino giravano lo Spot delle Poste Italiane ed io mi ero portata da leggere il libro di Andrea Bersani, Pescabolario – Un vero falso manuale di pesca, con tanto di lemmi, bigattini e tutto il resto – consigliatomi da Angelo Zabaglio, l’autore de L’interpretazione dei sogni di Freud Astaire.

Tra una scena e l’altra, quando le comparse non erano in campo, sorridevo durante la lettura del significato curioso che Andrea Bersani ha dato alle parole che, per motivi alle volte bizzarri, fanno parte del vocabolario di chi vuol diventare un buon pescatore, ma anche di chi vuol conoscere la passione del pescatore per eccellenza, Sampei e la sua canna fatta di magia.

Il Pescabolario, inoltre, è composto da ventisette illustrazioni realizzate dall’autore stesso e che contribuiscono a rendere il vocabolario più spassoso.

Tania Cagnotto testimonial dello spot.

La prima parola della lettera B del Pescabolario è Bigattini e la descrizione che ne da l’autore è “Cagnotti” in Lombardia, gianin in Piemonte… Mi soffermo sulla parola Cagnotti poiché a pochi metri da me c’è la tuffatrice Tania Cagnotto, la testimonial dello Spot. Ripenso anche al cognome dello scrittore di Banditi a Orgosolo, Franco Cagnetta, che avevo trovato buffo, e ricordo di averlo sentito la prima volta all’evento per il Salone Off di Torino in cui Goffredo Fofi dialogava con il premio Nobel per la Letteratura 2015, Svetlana Aleksievic in relazione alla narrativa d’inchiesta.

Chissà se c’è una correlazione tra i cagnotti in Lombardia e l’origine dei due cognomi. Riprendo a leggere.

che dir si voglia, essi sono una delle esche più diffuse, pratiche, redditizie ed economiche che ci siano.
I Bigatti, come diciamo in Emilia-Romagna, non sono altro che le larve di diverse specie di mosche.
Si va dal grosso, di bianco-nero striato (juventino?), moscone della carne, alla piccola mosca lucilla, passando per il metallizzato e velocissimo (credo detenga il primato tra gli artropodi volanti), moscone dorato.

Illustrazione realizzata da Andrea Bersani contenuta all’interno del Pescabolario

Rido per la battuta sui Bigatti juventini e il mio amico, seduto accanto a me sugli spalti della piscina, si incuriosisce e mi chiede che cosa sto leggendo mentre si sporge per cercare di leggere il significato della parola Bigattini.

Ah, sì, i gianin sono i vermi in piemontese! Dice il mio amico Giuseppe.
Mia nonna li chiama juanin invece. Aggiunge Irene la comparsa appena conosciuta. Quando le ciliege non sono più buone perché hanno il verme, mia nonna dice sempre che le ciliege hanno il juanin.
Quindi se senti chiamare Giovanni Juanin può essere che gli stanno dando del verme? Domando io.
Se non lo sa sì, gli si può dare del verme tranquillamente! Risponde Irene. E ci siamo messi a ridere.

Il Pescabolario di Andrea Bersani è un concentrato di situazioni esilaranti, a volte contagiose, dovuto all’umorismo intelligente che l’autore usa nel descrivere le situazioni di chi pratica l’arte della pesca. Il contesto descritto fornisce il significato alle parole che compongono il vocabolario del pescatore, parole che riguardano direttamente, o per vie traverse, il mondo della pesca come la parola Arco (Arco? Ma quello con le frecce? Sì, proprio quello), il cui significato è:

Si può pescare (cacciare?) con l’Arco, io non l’ho mai fatto e per giunta, in Italia, è proibito. Mio padre invece stava per essere infilzato da un novello Robin Hood, lungo le rive bagnate dalle acque cristalline del fiume Setta. Gli andò bene, al caro genitore, che l’arciere della domenica, ignaro dell’indice (angolo) di rifrazione dell’acqua e della conseguente distorsione ottica, non raddrizzasse la mira.
Meno male! Il dardo s’infilò nell’acqua a poche decine di centimetri dalla gamba del genitore, che, con una raffica di contumelie, invitò l’arciere ignorante a dedicarsi ad altre attività: prima fra tutte l’autoerotismo.

Chi è Andrea Bersani

Dal suo sito Andrea Bersani.it sulle Note critiche

Giovanni (Gio) Romanini (fumettista)
Capelli lunghi, barba, aria riservata. Un personaggio, forse per il suo accento bolognese, che mi rimandava a certe atmosfere felsinee, fatte di canzoni di Guccini, immagini di Piazza Maggiore, DAMS, Wu Ming e il suo “54”. Forse luoghi comuni, ma l’impressione che ne ebbi fu questa. Ci siamo ritrovati un paio di anni dopo sulle pagine del settimanale di satira “Veleno”. Per me è stato un piacere.

“Uccellacci e Uccellini” perché? Perché come nel film di Pasolini , Andrea per illustrare i suoi pensieri caustici e taglienti, ha scelto due pennuti (lui li definisce aironi). Saccenti, indisponenti, irriverenti come il corvo del film, e sempre disegnati con quel tratto di classe di Andrea: “nervoso” e anarchicamente ordinato.
Eh sì, perché Andrea, nella sua “follia” stilistica ha del metodo. Come ogni vero artista.

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